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Intelligenza Artificiale nei musei: a che punto siamo?

aprile 21, 2015 4:30 pm by: Category: allestimento, multimedia Leave a comment A+ / A-

In occasione di ARTEQ, la conferenza del 28 aprile 2015 dove le tecnologie più innovative incontreranno i musei, si parlerà anche di A.I. insieme ad Annamaria Colucci, di Occambee. Le abbiamo voluto farle qualche domanda in anteprima su questa tecnologia di cui si parla molto ma che in pochi conoscono realmente.

2d728b0– Si è parlato e scritto per decenni sull’intelligenza artificiale e di come cambierà la nostra vita: a che punto siamo oggi?
Di Intelligenza Artificiale si parla ormai da decenni ed è presente nelle nostre vite già con diverse applicazioni, nell’ambito dell’educazione, della salute, dell’intrattenimento, dell’informazione; è evidente l’utilità laddove questa tecnologia semplificando e automatizzando alcuni processi, amplifica le capacità degli operatori nei vari settori. L’utilizzo che ne fa Occambee è legata agli agenti intelligenti che dopo un periodo di curiosità nei primi anni 2000 stanno tornando sul mercato esempi sono Siri di Apple, e Cortana di Microsoft; per questa applicazione una competenza fondamentale è la “human like interaction” e cioè la capacità di sostenere il dialogo con l’utente utilizzando gli stessi canali di comunicazione propri del dialogo umano e quindi la parola, l’espressività, l’emozione e il linguaggio del corpo. In questa area credo che ci sarà nei prossimi anni un’ampia diffusione e la qualità dei risultati a mio parere sarà legata a quanto il modello di agente intelligente sarà in grado di adattarsi all’azienda o ente, alla sua immagine e ai suoi valori, e ad esprimersi in ogni contatto con il singolo utente, creando una vera e propria relazione nel tempo. L’A.I. in questo caso costituisce l’intelligenza, la capacità di ragionamento ma le regole derivano da un corretto approccio all’umano da parte della macchina, appunto la human like interaction.

– Quali sono le future frontiere dell’A.I.? Cosa cambierà?
Sulle future frontiere dell’A.I. c’è da tempo un acceso dibattito nella comunità scientifica, e come sempre c’è che ne sostiene la diffusione e chi ne evidenzia i pericoli fino a catastrofiche previsioni; il classico dilemma della tecnologia che di per sé è cosa buona ma l’utilizzo che se ne fa potrebbe non essere il più appropriato. L’utilità è indiscussa, automobili che ci avvisano del pericolo, applicazioni in ambito chirurgico e riabilitativo, e nella sicurezza, e l’economia di oggi ha necessità di semplificare i propri processi e contenere i costi. Cito qui il fondatore di Occambee Giorgio Manfredi, che di questa tecnologia si occupa, e che meglio di me può rispondere a questa domanda, “ l’opportunità è importante, purché non se ne perda il controllo a detrimento degli aspetti umani, tutto dipenderà dalle scelte, che sono esclusivamente umane, che dovranno ispirarsi ad una visione complessiva e predittiva delle conseguenze.”

ologramma_3d.jpg-OK– Gli ologrammi intelligenti sono una realtà tecnologica: oltre a facilitare un accesso più veloce a dati e contenuti, crede che possano migliorare l’esperienza museale e culturale? Come?
Gli ologrammi sono una delle diverse possibili interfacce tecnologiche, che possono portare anche all’interno dei musei un’esperienza di fruizione del patrimonio culturale altamente differenziante e attrattiva. Ma se da una parte la spettacolarità di un ologramma a grandezza naturale non ha dubbi, il vero spettacolo è dato dall’intelligenza dell’interazione; come non può essere attrattivo e coinvolgente avere la possibilità di dialogare con l’autore di un’opera e sentire direttamente da lui il racconto della sua storia e della sua arte?
Ma si può fare anche di più, perché un 3D animato ed intelligente può dialogare con il visitatore tramite il suo stesso smartphone ed esserne ad esempio la guida all’interno di un museo, suggerendo il percorso più rispondente alle sue specifiche esigenze di interesse, tempo a disposizione, o altri parametri; ciascun visitatore può avere così la propria guida virtuale e il museo ha uno strumento per conoscere il proprio pubblico, le sue preferenze e adeguare di conseguenza la propria offerta culturale.

– Cosa si aspetta da Arteq?
Credo che quale facilitatore, la tecnologia possa inserirsi nel mondo culturale nel rispetto delle sue regole, senza mai sovrapporsi all’esposizione ma amplificando la capacità del museo di raccontarsi. Il mondo dei musei e quello tecnologico digitale sembrano e forse più in Italia che altrove, ancora un po’ distanti, credo che un evento come Arteq possa contribuire notevolmente a questo avvicinamento favorendo la conoscenza e avendo come ultimo e non trascurabile effetto dotare i Musei di strumenti idonei per dialogare con il grande pubblico.

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