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Il Design Thinking per la gestione museale: come innovare le esperienze culturali

febbraio 2, 2020 10:40 pm by: Category: altro, Dai musei 1 Comment A+ / A-

di Irene Roberti.

Negli ultimi anni, un particolare trend si sta diffondendo tra le varie aziende: così come il settore industriale sta trasformando l’offerta, basata prevalentemente sul prodotto, verso un’economia orientata all’esperienza, allo stesso modo i musei si trovano costretti ad innovare la propria offerta, in termini di esperienza dei visitatori e opportunità educative. Allo stesso tempo, devono anche modernizzare la propria organizzazione interna per sostenere questa trasformazione. Il motivo è che l’avvento dell’experience economy ha cambiato le dinamiche dei diversi istituti, culturali e non: devono affrontare un cambiamento radicale per non sprofondare in un ambiente sempre più competitivo, in cui il consumatore è alla ricerca di esperienze più coinvolgenti e personalizzate.

Poiché in questo contesto, i bisogni e le aspettative dei consumatori diventano l’obiettivo principale, il Design Thinking sembra essere la metodologia perfetta per adattare l’offerta museale ai desideri dei visitatori, grazie al suo approccio human-centered e alla sua natura di problem-solving.
L’obiettivo di questo studio è quindi di identificare le condizioni per la sua applicazione e spiegare come può essere utilizzato per creare esperienze culturali innovative e personalizzate.

L’analisi ha coinvolto 10 musei internazionali che hanno sviluppato progetti di Design Thinking, tra cui il Museo Egizio di Torino che è stato scelto come caso specifico e dove InvisibleStudio ha condotto un progetto finalizzato al miglioramento dell’audioguida del museo.

In particolare, il Rijksmuseum, l’SFMOMA, il Derby Museum e il Museo Egizio hanno utilizzato il Design Thinking per migliorare l’esperienza dei visitatori e sono riusciti a trovare soluzioni innovative per risolvere i diversi problemi emersi in questo campo. Il Computer History Museum, lo Speed Art Museum e lo Smithsonian National Museum of American History hanno condotto progetti finalizzati alla creazione di nuove opportunità educative per il loro pubblico. È interessante notare come l’approccio del Design Thinking abbia portato i tre musei a trovare una soluzione simile, ovvero uno spazio dedicato per coinvolgere il pubblico in attività educative e interattive.

Due musei, il J. Paul Getty Trust e il Grand Rapids Art Museum, hanno invece condotto progetti mirati a migliorare l’organizzazione interna, attraverso un cambiamento culturale realizzabile tramite il Design Thinking.

Infine, il caso di studio del Museo di Anchorage presenta un possibile modo di introdurre questo approccio nelle istituzioni culturali con una pluralità di scopi, attraverso la creazione di un laboratorio esterno dove focalizzare tutte le risorse innovative. 

Notice Nature Feel Joy Gallery al Derby Museum durante la co-creazione con il pubblico. Fonte: https://dmnature.tumblr.com

Notice Nature Feel Joy Gallery al Derby Museum durante la co-creazione con il pubblico. Fonte: https://dmnature.tumblr.com

Ciò che è emerso dalla ricerca è che il Design Thinking non è una metodologia costosa e può essere applicata a ogni processo organizzativo che richieda la soluzione di un problema specifico. Tuttavia, sebbene non necessiti di un supporto finanziario particolare, deve essere introdotto attraverso la collaborazione di una società esterna esperta nel pensiero progettuale. Difatti, la formula migliore per applicare questo sistema è rappresentata dalla cooperazione di un facilitatore esterno con uno sponsor interno del progetto, o decisore, in cui il primo insegna il metodo e il secondo prende le decisioni interne per lo sviluppo del progetto. Questo risultato contrasta con la comune convinzione di considerare il Design Thinking come una metodologia democratica in cui le decisioni vengono prese su base comune, mentre indica invece la presenza necessaria di un decisore coinvolto nel processo.

Immagini da Art Sparks.
Fonte: https://eu.courier-journal.com

Immagini da Art Sparks.
Fonte: https://eu.courier-journal.com

Un’aspetto interessante emerso dallo studio, proposto come opportunità di ricerca futura, è di studiare i Science-Center Museums come “musei del futuro”: questi musei ibridi, come l’Anchorage Museum o L’Exploratorium di San Francisco, agiscono non solo come centri culturali, ma anche come centri di ricerca e innovazione , dove il design thinking viene utilizzato per soddisfare i desideri e le aspettative dei nuovi visitatori. La fondazione di un laboratorio specifico potrebbe non essere la soluzione giusta per tutti i tipi di musei, ma potrebbe essere d’ispirazione per quelle istituzioni che, avendo le giuste capacità, cercano cambiamenti culturali e innovativi.

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