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Come fare un museo di storia nazionale: il Museo Nazionale Svizzero di Zurigo

Quando si va a Zurigo il Museo Nazionale  Svizzero non è la prima tappa che viene in mente, oscurato com’è dalle splendide collezioni della Kunsthaus Zurich o dal fascino dadaista del Café Voltaire… eppure il museo, recentemente rinnovato in molte sue parti, offre non solo una godibile immersione nella storia dei nostri vicini di casa, da noi generalmente poco conosciuta, ma anche soluzioni allestitive interessanti e innovative.


L’esterno, con quell’aria arcigna da castello medievale potrebbe forse far immaginare un museo austero e istituzionale, in linea con l’immagine rigida che abbiamo degli svizzeri. Ma lo stereotipo, come sempre, è parziale ed ignora la notevole vivacità culturale svizzera che trova in Zurigo una delle sue capitali.


Quasi a volerci subito smentire il museo si apre nella grande sala centrale con una ironica “ruota degli stereotipi” che contiene tutti i simboli della Svizzera, dagli orologi all’Emmenthal, dalla mela di Guglielmo Tell all’immancabile cioccolato.


L’ironia prosegue con un “muro della satira” che contiene vignette di ogni tempo e su ogni tema, inclusi temi scomodi come le banche e la chiusura verso i migranti.


Sempre in tema di migrazioni, il museo prende una posizione molto interessante ricordando che i mercenari svizzeri dei secoli passati, i famosi lanzichenecchi manzoniani che hanno insanguinato, saccheggiato e appestato tante terre italiane, altro non erano che emigranti freelance (è il caso di dirlo, lance libere).

Museo Nazionale Svizzero di Zurigo

E questo contraddice anche un altro stereotipo, quello degli svizzeri imbelli: neutrali, ma con abbondante sangue guerriero nelle vene.


Non viene ignorata l’immigrazione italiana dei decenni passati: alcune video-interviste degli anni Cinquanta e Sessanta ai migranti italiani in stazione stringono il cuore e non possono non far pensare ai migranti di oggi.


Il museo affronta anche alcuni temi sociali interni alla società svizzera come la tardiva apertura del voto alle donne, ottenuta tramite referendum soltanto nel 1971. Nel museo sono ad esempio riportati due manifesti di segno opposto ma entrambi maschilisti: uno che vede il voto come un gentile omaggio floreale da parte degli uomini, l’altro come un insetto schifoso che le distrae dai sacri compiti della maternità.


E a proposito di bambini, il museo pensa a loro non solo con percorsi personalizzati e molti exhibit interattivi, sia digitali che analogici, ma addirittura con un grande scivolo a forma di tubo, che permette a loro, e solo a loro, di cambiare rapidamente piano del museo, trasformandolo in un luogo di sfogo anche fisico, senza impattare però sui percorsi di visita degli adulti.

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