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E se potessi dirigere un’orchestra? La musica classica torna ad emozionare

di Alessio Vitelli

Ricordate Totò in uno dei suoi primi lungometraggi, a capo di una banda di teatro che traduce in suoni e colpi di grancassa ogni suo gesto comico?

E’ la prima cosa a cui ho pensato leggendo dell’ istallazione del museo dedicato a Felix Mendelssohn a Lipsia. A molti questo nome dirà poco, eppure una delle sue opere accompagna quasi da sempre l’urlo “evviva gli sposi” all’uscita delle chiese: la “Marcia nuziale” di Mendelssohn appunto.

Grazie al Mendelssohn Effektorium sembra sia possibile vivere in prima persona l’esperienza di dirigere un’intera orchestra digitale, al completo in ogni sua parte strumentale.

In collaborazione con WhiteVoid (un’ azienda tedesca di art & design) il museo ha risposto così ad una curiosità diffusa: ma a cosa serve davvero un maestro d’orchestra? Come funziona?


La postazione del direttore musicale

La postazione del direttore musicale


A quanto pare per capirlo basta occupare la postazione digitale del direttore, e scegliere su un touchscreen l’opera da dirigere. Di fronte tredici torrette speaker non aspetteranno che il movimento della bacchetta per riprodurre i gruppi di strumenti suddivisi come una vera orchestra che si rispetti. Gli speaker sono dotati anche di screen dinamici su cui possono apparire i nomi del gruppo di strumenti rappresentato, il volume e l’intensità dell’interpretazione.

Attenzione, il sistema digitale seguirà i vostri movimenti e il tempo e l’intensità dell’esecuzione dipenderanno anche dalla vostra capacità di comprendere l’opera scelta e di interpretarla. L’esperienza dell’utente potrà essere personalizzata scegliendo di isolare o mettere in mute alcune parti dell’orchestra, addentrandosi nel mondo dell’armonia musicale come meglio si desidera. Ah, non dimenticatevi di seguire lo spartito, e di girare pagina al momento giusto!

Questo tipo di esperienza offre un ottimo approccio al mondo della musica classica, avvolgendo l’utente in un gioco, che poi gioco non è. Progetti del genere nascondono molte più potenzialità di quello che lasciano intravedere. Digitalizzare un’intera opera musicale, i suoi spartiti, dividendone i suoni per ogni gruppo strumentale, connetterli a un sistema che riconosca e modifichi i suoni in base ai movimenti del “direttore”, crea una quantità di dati che possono essere riutilizzate su nuove e future piattaforme.


Lo spartito digitale touchscreen

Lo spartito digitale touchscreen


L’ user-experience qui progettata potrebbe essere applicata ad esempio allo studio innovativo nei conservatori di domani. Avere la possibilità da musicista di seguire come meglio si crede il gruppo di strumenti a cui si appartiene (per esempio i fiati) durante lo studio di un’opera classica, non è cosa da poco. Esistono già in campo musicale tecnologie che permettono la scrittura e l’ascolto in digitale di uno spartito. Fondere queste con le possibilità offerte  dal Mendelssohn Effektorium sarebbe sicuramente molto stimolante.

Di sicuro il fascino di tecnologie simili potrebbe ispirare nuove generazioni di musicisti, rinnovando la funzione di divulgazione scientifica ed artistica dei nostri musei.


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