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Il museo esce dalle mura e va incontro ai malati di Alzheimer grazie al digitale

Updated: Apr 20

Di Anastasia Cane


Nel corso degli anni, si sono venuti a sviluppare nuovi contesti museali in grado di superare i tradizionali limiti architettonici posti dalle canoniche quattro mura dell’istituzione. Questi spazi espositivi contemporanei hanno esteso l’attività del museo al di fuori dei suoi ambienti chiusi, andando a occupare spazi aperti del contesto urbano, integrandoli nell’esperienza museale.

Le nuove spazialità dell’esporre museale hanno consentito di sviluppare un solido rapporto tra il museo, il suo pubblico e il nuovo ambiente scelto per l’esposizione; permettendo anche a nuovi pubblici di avvicinarsi a un’attività che poteva essere difficile da raggiungere altrimenti.

Già diverse realtà museali hanno adottato nuove spazialità e pratiche dell’esporre museografico, soprattutto in relazione ai pazienti malati di Alzheimer e demenza; basandosi su diversi studi che hanno dimostrato come l’arte-terapia sia efficace con questi visitatori speciali. Questa pratica permette di migliorare stati d’ansia, esplorare le proprie emozioni e ritrovare la mancata creatività. Tra i musei che si prodigano a offrire questo servizio, spicca il National Museums Liverpool, con il progetto lanciato nel 2020: House of Memories On The Road.

Un furgoncino di 30 metri quadrati ospita la prima esperienza museale mobile e immersiva nel Regno Unito. Questa è stata progettata per creare esperienze memorabili per persone affette da demenza.

Immagine composta da 4 immagini. In alto a sinistra un furgone rosso con la scritta "On the Road". In alto a destra lo stesso furgone parcheggiato fuori da una casa di cura, e aperto in modo da poter ospitare delle persone al suo interno. In basso a sinistra, un'anziana in carrozzella entra nel furgone grazie ad una rampa. In basso a destra, un anziano all'interno del furgone sorride mentre interagisce con immagini proiettate sulle pareti interne del furgone
Furgoncino del progetto House of Memories on the Road (immagine tratta da un video di presentazione del National Museums Liverpool)

Grazie a un’esperienza di cinema 3D e multisensoriale, il programma mira a portare il museo da chi non può raggiungerlo. In questo modo si riesce a portare fuori dal National Museums Liverpool la sua collezione, incontrando le persone nei loro quartieri e in ambienti come case di cura.

Mediante l’utilizzo della tecnologia digitale, House of Memories On The Road, ricrea le immagini, i suoni e gli odori del passato attraverso un progetto virtuale. Le esperienze proposte si ricollegano ad attività quotidiane svolte negli anni ’50, si tratta di visite virtuali di paesaggi stimolanti, fino a “trasportare” i fruitori in viaggio sulla ferrovia aerea di Liverpool. Il progetto aiuta a esplorare ricordi del passato, portando, nei pazienti, serenità nel presente.


Tre anziani in una casa di cura interagiscono con un tavolo touchscreen su cui appaiono immagini tratte dalla collezione del museo Van Abbe
Pazienti di una casa di cura e Marleen Hartjes che interagiscono con l’Unforgettable Museum Table Immagine tratta da:Video YouTube: re: publica 2019 – Marleen Hartjes: Digital inclusion - Virtual Tour through Van Abbe Museum Eindhoven

Un’altra realtà che offre uno strumento molto valido utilizzabile dai malati di Alzheimer è il museo Van Abbe di Eindhoven, il quale porta il programma Unforgettable Van Abbe all’interno di più di 400 case di cura nei Paesi Bassi e in Belgio, grazie al Unforgettable Museum Table. Questo è uno strumento digitale, un tavolo, grazie al quale i pazienti possono esplorare le opere, non solo del museo Van Abbe, ma anche del museo Stedelijk. I fruitori del dispositivo selezionano uno dei quadri proposti dal device, si ha così, l’opportunità di partecipare a delle attività digitali che portano il fruitore a completare degli obbiettivi da risolvere, grazie ai quali si scoprirà il significato dell’opera.

Questo esercizio consente a chi ne fa utilizzo, di fare gruppo con gli altri residenti della struttura, andando così a creare nuove interazioni, oltre che accedere a ricordi che erano sopiti. Il museo Van Abbe vuole essere accessibile a chiunque e, in quest’ottica, si impegna a essere alla portata di tutti, trovando nuove soluzioni grazie agli strumenti digitali.


quattro signore anziane indossano visori di realtà virtuale aiutate da una giovane assistente
Anziani visitano il Rijksmuseum in Realtà Virtuale dalla loro casa di cura

Infine, un bel progetto ha coinvolto l'immancabile Rijksmuseum di Amsterdam, una delle realtà museali più digitalmente avanzate d'Europa: oltre 4000 anziani in diverse case di cura hanno potuto visitare virtualmente le gallerie del museo grazie ad un progetto della start-up Maya VR che usa proprio la Realtà Virtuale per combattere la solitudine e la staticità degli anziani. In questo caso il valore aggiunto, oltre che dalla possibilità di sperimentare la visita, era dato anche dall'interazione con i giovani tecnici all'interno di un'esperienza collettiva.

Come si è visto, le istituzioni museali si evolvono in diverse direzioni, cercando sempre di raggiungere tutti gli interlocutori grazie a diversi mezzi, sia architettonici sia digitali. È un peccato che in Italia le molte ottime esperienze museali legate alla disabilità (sono molti i progetti ad esempio verso i disabili o malati di Alzheimer) raramente usino il digitale in questo senso.


Nonostante questo, ci sono alcune realtà museali italiane che usano l’innovazione digitale all’interno dei loro programmi per la disabilità; le esploreremo meglio in futuro articolo.

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